capodanno, stili di vita

Fenomeni da festa di Capodanno. E tu, che tipo sei?

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Per ognuno di noi arriva in un momento diverso. Dipende da quanto è grande la comitiva, da chi fa il primo passo, da quanto sono organizzati gli amici, dal fatto di essere single o meno, da quanto si è insistenti. Ma prima o poi quel momento arriva. Parliamo del fatidico istante in cui qualcuno prende il coraggio di dire: “Oh, raga, ma quest’anno che si fa a Capodanno?”. Il gelo. Questa semplice frase sancisce l’inizio di un’epopea destinata a durare settimane.

A risultare interessante non è, ovviamente, la frase in sé, quanto quello che succede subito dopo. Perché si innesca una serie tragicomica di reazioni a catena che ci sentiamo in dovere di categorizzare. Tutti, ma proprio tutti, sono stati – totalmente o parzialmente – uno dei personaggi di cui vi stiamo per parlare. O, quantomeno, ne hanno conosciuti di tali. Dipende da come ci si approccia al Capodanno, ecco.

QUELLI CHE “FATE VOI, CHE IO HO ORGANIZZATO L’ANNO SCORSO” – Anche se poi nessuno si ricorda quale sia stato, per l’esattezza, il suo contributo a tale organizzazione passata. Ci riferiamo a quel tipo da Capodanno che demanda puntualmente la gestione della logistica agli altri. Perché l’ha già fatto, perché non gli va, perché non è in grado, perché deve studiare quindipropriotigiurononhotempo. È quello che, durante l’anno, prova ad organizzare la partita di calcetto ogni 3 mesi ma puntualmente salta tutto. Perché si scorda di prenotare il campo. “Ah, ma dovevo farlo io? Nooo raga, mi dispiace!”. L’aspetto positivo è che, tendenzialmente, è un tipo malleabile. Dove lo metti, sta. Si adatterà a quanto organizzato dagli altri. Metterà i soldi per l’eventuale colletta e si ubriacherà senza colpo ferire. 

Nella versione “fidanzato ufficialmente” potrebbe addirittura optare per una cenetta tranquilla con ragazza e un paio di altre coppiette al seguito. Non ci metterà la casa, non farà la spesa, non cucinerà. Però prometterà di portare il vino. [Se lo dimenticherà.]

QUELLI CHE “OH, SERATONE IN DISCOTECA?” – Il più classico dei classici. Il main event nella main discoteca col main Dj. Il tutto alla cifra molto poco low cost di 200€ (però il guardaroba è omaggio, eh). Dove? In un locale da 800 persone che ne ospiterà milleseicentocinquantamiliardi. Spazi vitali ridotti al minimo; possibilità di ballare quasi inesistente; giovani e meno giovani terrorizzati intorno alle 23:59 dal fatto di non aver trovato ancora qualcuno da baciare. Perché sappiamo com’è la storia, no? Se non baci a Capodanno… ti cadono le labbra. O qualcosa del genere. Comunque, scaramanzie a parte, alla fin fine ci si divertirà. Ressa, tanta voglia di far baldoria nell’aria, alcool a fiumi. A occhio e croce, quando esploderà la mezzanotte, il nostro prototipo si ritroverà: 1) nudo, 2) con un cappello da pirata, 3) a fare il trenino, 4) poggiando le mani sulle spalle di una ragazza che 5) non si ricorda se è venuta con le amiche o è stata trasportata lì da quegli extraterrestri a forma di Rum&Cola. Diventerà sua moglie. E avranno qualcosa di molto curioso da raccontare ai figli quando chiederanno loro: “Come vi siete conosciuti?”.

Nella versione “festone in casa” equivarrà automaticamente alla distruzione totale dell’abitazione. A mezzanotte saranno avvertiti 7.5 gradi di magnitudo della Scala Richter, con epicentro nelle corde vocali del proprietario. [Quando verrà la polizia a chiedere di fare meno chiasso, il proprietario, ricompostosi, dirà che si trattava di una tranquilla cena tra colleghi.]

QUELLI CHE “QUEST’ANNO, GIURO, FACCIAMO QUALCOSA DI PAZZESCO” – Rientrano in questa categoria tutti coloro che, stravolti da un’infanzia di strazianti cenoni natalizi in famiglia e da un’adolescenza ricca di capodanni insipidi, ha voglia di evadere. Vuole fare, anzi no, strafare. Basta casali sperduti con le stesse 30 persone invitate ogni anno: c’è bisogno di gente nuova! Basta restare in città: c’è bisogno di allontanarsi! Un’evasione fisica, ma soprattutto simbolica. Che inizia ad essere sponsorizzata con un bel po’ di anticipo. È solitamente quel tipo frenetico che a novembre inizia già a pronunziare la fatidica parola “Capodanno”, mentre agli amici non passa neanche per l’anticamera del cervello di porsi il problema così presto. Insisterà: “Dai raga, andiamo in macchina in Germania! No, aspetta, in bici in Olanda! No, ma che dico, a nuoto a Miami!”. Zero feedback per lui. Gli amici davvero davvero davvero non condividono il suo entusiasmo (o il suo conto in banca). Il nostro temerario, speranzoso di fuggire dalla routine dicembrina, perderà. La sua sconfitta si concretizzerà con un viaggio solitario in Alaska alla riscoperta del senso della vita. O col casale, con le solite stesse 30 persone. Touché. Sarà per il prossimo anno.

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