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Lunga vita agli oggetti con l’esercito degli Aggiustatori

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Bando agli sprechi, al consumismo, alla corsa al gadget di ultima generazione. Il popolo dei risparmiatori si riunisce sotto la bandiera del riutilizzo ad ogni costo e si fa portavoce del primo movimento eco-futurista che coniuga risparmio economico e ambientale.

Una nuova filosofia – neanche a dirlo – made in Usa. Il Paese dello sperpero più sfrenato e delle grandi contraddizioni, dove per ogni accumulatore seriale di oggetti c’è un asceta dello shopping che non possiede nemmeno la carta di credito. Lì gli eco-futuristi si sono organizzati in gruppi di lavoro, si incontrano negli scantinati dei palazzi e imparano ad aggiustare tostapane andati in corto circuito oppure vecchie tv col tubo catodico che i fanatici degli schermi Oled non userebbero neppure come vasca dei pesci.

Si sono autonominati Fixers Collective, “Aggiustatori collettivi”: perché “riparare” e “comunità” sono le due parole chiave del movimento. E infatti i Fixers americani – il gruppo nasce a New York nel 2008 – hanno colleghi riparatori in tutto il mondo, dal Sudamerica all’Australia passando per l’Europa. Esiste persino un portale che li mette in rete: The Restart Project, gestito da un inglese, vanta l’unica lista aggiornata in tempo reale di Aggiustatori collettivi riuniti dallo slogan universale “Just repair, don’t despair” (“Se si può riparare non disperare”).

Vincent Lai, Program Director dei Fixers Collective all’ombra dell’Empire State Building, ci ha raccontato un po’ della loro storia, di come hanno cominciato nel 2008 alla galleria Proteus Gowanus di Brooklyn con una mostra sull’arte del riparare. “Poi nel 2009 le persone volevano continuare a incontrarsi regolarmente per imparare ad aggiustare oggetti rotti, così abbiamo iniziato a organizzare meeting periodici.  I direttori della Proteus Gowanus avevano scoperto che in Sudamerica quella degli ‘aggiustatori collettivi’ era una realtà consolidata da decenni, sul loro modello abbiamo fondato i Fixers Collective”.

Un gruppo di auto-aiuto della riparazione oggetti sfasciati. Perché l’animo da “aggiustatore collettivo”, a pensarci bene, è contagioso quasi virale. Chi, in fondo, non ha qualcosa di rotto? E chi non preferirebbe sapere come ripararlo piuttosto che doversi preoccupare dello smaltimento e soprattutto sborsare i soldi per un nuovo acquisto? “Con un minimo di sforzo potremmo riutilizzare gran parte degli oggetti che normalmente butteremmo via – continua Vincent – Comprare in modo incontrollato non è sostenibile e le nostre risorse non sono infinite. Il consumismo prosciuga il portafogli e ci riempie la vita di oggetti che costano tanto e valgono poco. Riparare, invece, dà alle cose valore nel tempo”.

I fan dell’ultimo modello appena uscito sul mercato, secondo i Fixers, saranno presto una specie in via d’estinzione. Si squaglieranno al sole delle lunghe file fuori dai negozi di elettronica per avere lo smartphone più tecnologico, finiranno inghiottiti nelle pance affollate dei grandi magazzini durante i giorni delle svendite. “Quando li sentiamo urlare perché desiderano assolutamente qualcosa di nuovo, sappiamo che qualche oggetto considerato vecchio giace – nella migliore delle ipotesi – in un secchione per la raccolta differenziata, già alla fine di un ciclo vitale che è stato brevissimo. Quelle stesse persone poi piangono ripensando ai soldi che avevano speso per acquistare ciò che ora stanno buttando”.

Tutta colpa del marketing 2.0 e della vecchia filosofia da Black Friday, un mix di messaggi espliciti e subliminali che ci spinge ad acquistare e a riempire le nostre case di “roba”. Ma non quelle dei Fixers. Loro sono sordi alle lusinghe del consumismo, insensibili al fascino del nuovo. “Abbiamo imparato ad essere più saggi e opportunistici quando davvero vogliamo comprare qualcosa”, dice il Program Director dei Fixers newyorkesi.

Se la storia di Vincent Lai vi ha fatto venire voglia di sgranchirvi le dita, se state già pensando a quella vecchia radiosveglia dimenticata nell’angolo più polveroso della soffitta sappiate che in Europa ci sono almeno una quindicina di gruppi di Aggiustatori, di cui due in Italia. Ofpicina è l’associazione dei riparatori di oggetti elettronici che si incontrano a Bologna, all’Osteria Solferino. A Milano c’è invece la PcOfficina, che ogni settimana organizza sessioni di riparazioni di computer di fronte a una birra fredda.

Insomma, se si può riparare non disperare!

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