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Quando suonavano Blur e Oasis: la top ten delle star internazionali al Primo Maggio

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In quasi 25 anni di concerto del Primo Maggio a piazza San Giovanni sono parecchie le rockstar internazionali che si sono esibite.

In tempi di crisi gli organizzatori hanno dovuto far quadrare i conti e ultimamente i grandi nomi del pop mondiale sono stati, per forza di cose, alla larga dal concertone.

Per rifarci gli occhi (e le orecchie) Vita Low Cost ha ripescato allora dalla Rete le 10 migliori performance di artisti internazionali sul palco di piazza San Giovanni. In attesa di scoprire il cast dell’edizione 2014, ricordiamoci dei tempi in cui era possibile gustarsi gratis un concerto di grandi nomi, come Oasis, Blur e Radiohead.

Per chi non vuole ricordare solo i momenti migliori, date un’occhiata ai 5 momenti più imbarazzanti della storia del Primo Maggio. Se invece avete intenzione di andare al concerto può tornarvi utile questa comoda guida in 10 punti per viverlo al meglio.

1992 – B.B. King Nel 1988 la partecipazione con tanto di duetto a “Ruttle and hum“, il docu-film degli U2, era valsa a B.B. King l’inizio di una sfolgorante seconda parte di carriera. Quattro anni dopo imbraccia la sua Lucille a piazza San Giovanni e fa suonare “When love comes to town” più nera che mai.

1993 – Robert Plant
Era appena uscito l’album “Fate of nations” e quello a piazza San Giovanni era in assoluto il “primero concierto” della band che lo accompagnava. Il cantante dei Led Zeppelin ringrazia e ripaga l’ospitalità con moneta pregiatissima.

1993 – Iron Maiden
Fa un po’ strano oggi immaginare una band del genere sul palco del concertone. Eppure il 1993 doveva essere un anno ben particolare se dopo “Whole lotta love” i ragazzi in piazza ebbero l’occasione di ascoltare del sano vecchio metal old school. Forse anche la Rai era un posto diverso da quello che conosciamo, se in prima serata andava in onda “Fear of the dark“…

1994 – Lou Reed
Il vecchio Lou aveva sempre l’aria di quello capitato lì per caso. Mai veramente a tempo, mai completamente intonato. Eppure in questo mini set di sole sette canzoni infila tanta di quella storia del rock da valere un intero corso universitario.

1995 – Radiohead
The Bends High and dry Ben prima delle destrutturazioni e delle sperimentazioni elettroniche c’è stato un tempo in cui Thom Yorke e soci facevano semplicemente delle bellissime canzoni. Quasi sconosciuti in Italia a quei tempi, i 5 regalarono al Bel Paese un paio di gemme che passarano inosservate agli occhi dei più.

1995 – Elvis Costello e Robbie Robertson Bob Dylan è un mostro sacro avvicinabile da pochissimi. Costello e il leader storico della Band fanno parte di quella strettissima schiera di persone che può permettersi di chiudere un concerto di fronte a 500 mila persone intonando “I shall be released“.

1997 – Blur Cinquecentomila ragazzi a un concerto per celebrare la festa del lavoro. Ci è voluto uno spettacolo simile per scalfire la sana spocchia tutta inglese di Damon Albarn, che rende omaggio ai giovani italiani prima di dedicare “ai lavoratoriiii” una “Song 2” che fa scoppiare piazza San Giovanni.

2001 – Erykah Badu
La definizione “Regina del soul” è spesso abusata. Non nel caso di Eryka Badhu, magnetica cantante statunitense capace di creare in una piazza strapiena di gente la stessa intimità di un piccolo club fumoso.

2002 – Oasis
A distanza di 5 anni i fratelli Gallagher rispondono ai nemici/amici Blur. I tempi della celebre sfida del brit pop erano finiti da poco, ma la band di Manchester ha voluto ugualmente mettere i puntini sulle “i”.

2007 – Chuck Berry
Se la storiografia del rock vede in Elvis il Re, Chuck Berry non può che essere il Padre fondatore. Da songwriter e chitarrista ha tracciato il solco per tutti quelli venuti dopo, Beatles e Stones in primis. Nel 2007 era già in là con gli anni, ma la classe era quella di sempre.

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